Le fotografie sono state riprese tramite una fotocamera (i soggetti più recenti con una reflex digitale) abbinata ad un microscopio ottico a luce trasmessa e polarizzata, solitamente nella modalità a due polarizzatori incrociati.  Per essere trasparente alla luce, la roccia viene ridotta ad una sottile fettina dello spessore di 3 centesimi di millimetro, incollata ad un vetrino: questa “sezione sottile” è l’ordinario oggetto di ricerca del geologo. La tecnica non prevede alcuna elaborazione della foto né durante né dopo lo scatto: la varietà e le tonalità dei colori d’interferenza derivano solo dalla naturale propagazione della luce polarizzata, e dall’utilizzo di filtri compensatori a ritardo fisso di lunghezza d’onda.
A parte i singoli cristalli (es. il gesso), oi frammenti di plastica, tutti i soggetti sono stati ripresi da sezioni sottili di roccia, principalmente di origina metamorfica o magmatica. Le dimensioni dei soggetti variano nell’intervallo 0.2 - 5.0mm, che corrisponde all’uso di obiettivi da 2,5X a 20X.